Mantova: il borgo San Benedetto Po ed il monastero di Polirone

Itinerario aggiornato il giorno: 09/09/2023

In provincia di Mantova si trova uno dei borghi più belli d’Italia, San Benedetto Po, dove si trova uno dei complessi monastici più grandi d’Europa, il monastero di Polirone.


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Mantova: il borgo San Benedetto Po ed il monastero di Polirone

LA STORIA DEL MONASTERO

In provincia di Mantova, tra il fiume Po ed il fiume Secchia si trova San Benedetto Po, un comune di 6600 abitanti circa. E’ uno dei borghi più belli d’Italia ed è famoso per il monastero di Polirone, uno dei complessi cluniacensi più grandi d’Europa. Il monastero fu fondato nell’anno 1007 da Tebaldo di Canossa e con il passare degli anni, grazie anche alle donazioni della nipote Matilde, divenne uno dei più importanti in Europa, tanto da essere chiamato anche la Montecassino del Nord.

Scala del Monastero di Polirone

In origine vi erano solo 7 monaci nel monastero, che vivevano seguendo la regola di San Benedetto da Norcia, Ora et Labora. Verso la metà dell’XI secolo, Bonifacio di Canossa, signore di Mantova, riedificò la chiesa dedicandola a San Simeone di Polirone. Attorno al 1500 l’abate del tempo, Gregorio Cortese, diede l’incarico a Giulio Romano di ristrutturare il monastero, che aggiunge particolari tardogotici e romanici. Con l’arrivo di Napoleone, l’abbazia andò in degrado, in quanto venne venduta a privati e suddivida. Con il passare del tempo l’abbazia venne saccheggiata e molti documenti di pregio furono rubati. Tutt’ora il proprietario è la curia per la parte dell’abbazia e la parte restante è di proprietà comunale.

Monastero di Polirone

LA VISITA AL MONASTERO

La visita al monastero inizia dalla chiesa abbaziale, dove sono conservati manoscritti e tele molto importanti, un organo a canne del 1726 e la tomba di San Simeone. Di notevole fattura la sagrestia, dove si trova ancora la mano di Giulio Romano ed un crocefisso attribuito al Cellini. Ci spostiamo poi alla parte più antica del monastero dove si trova il Chiostro e la foresteria dei secolari, dove venivano ospitati i pellegrini. Il piano terra era destinato ad ospitare i pellegrini, mentre al piano superiore venivano ospitati i personaggi più importanti.

Sagrestia del Monastero di Polirone

Passiamo poi al Chiostro di San Simeone, dove l’eremita armeno trascorse gli ultimi anni della sua vita. Sulle pareti si trovano scene che raccontano tutti i miracoli di San Simeone; ai lati si trovano delle sedute dove ci si poteva fermare a meditare. Lo spazio interno invece è diviso in 4 parti, dove venivano coltivate le erbe. Di fronte si trova la sala del cuoco, l’unico ambiente riscaldato in tutto il monastero. Sempre in questo Chiostro si trovava la farmacia, il parrucchiere e la sartoria. Ci rechiamo poi al Chiostro di San Benedetto, il Chiostro maggiore, con archi a tutto sesto e con un meraviglioso ciclo pittorico sulla vita di San Benedetto. Al piano superiore dei tre chiostri si trovano una doppia fila di celle che erano le celle dormitori dei monaci.

Chiostro San Simeone

Passiamo poi al refettorio dove i monaci si riunivano per mangiare. Una parte del refettorio è stata lasciata a vista per far vedere i danni del terremoto subito nel 2012. Una parete del refettorio è affrescata da due opere, inserite una nell’altra, l’affresco di Antonio Allegri da Correggio e una tela di Girolamo Bonsignori, riguardante l’Ultima Cena. Passiamo poi allo spazio chiamato infermeria nuova, costruita nel 1497. Quest’edificio era occupato al pianterreno dall’infermeria, al primo piano dalla cappella per i monaci malati e dal seminterrato adibito a cantina. L’ultima parte della visita è il Museo Civico Polironiano, che ha sede in quello che era l’appartamento dell’abate, alcuni dormitori, la biblioteca e lo scriptorium dell’antico monastero. Questo museo è il museo entografico più importante della Lombardia e raccoglie circa 12000 oggetti della zona del mantovano. Stupendo lo scalone d’accesso in stile barocco, realizzato dal Barberini e la scala di Giulio Romano che portava i monaci dall’Abbazia ai dormitori.

Museo Etnografico

COSA MANGIARE A SAN BENEDETTO PO

Tipica della cucina mantovana sono alcuni primi piatti come i tortelli di zucca e gli agnoli in brodo o nel vino. Da non perdere anche i capunsei (gnocchi di pane) ed il riso alla pilota con pistume di maiale e grana. Tra i secondi vanno per la maggiore lo stracotto d’asino ed il luccio in salsa. Buonissimi anche i salumi tra cui il salame cotto sotto la cenere, le mostarde e la polenta. Tra i dolci annoveriamo la sbrisolona con farina di mais, burro e mandorle e la torta di tagliatelle con sfoglia ripiena di mandorle, zucchero, aromi ed alchermes. Non mancano i vini pregiati, quali il Laguna del Garda ed il Lambrusco mantovano.

Tortelli di Zucca Mantovani

COME ARRIVARE A SAN BENEDETTO PO

Il modo migliore per raggiungere San Benedetto Po è in auto.

In auto: Autostrada A22 Modena-Brennero uscita Mantova Sud. Autostrada A4 Milano-Venezia uscita Mantova Sud. Autostrada A1 Milano-Napoli uscita Pegognaga. I parcheggi sono disponibili in loco e quasi sempre sono gratuiti.

In treno: E’ possibile raggiungere facilmente San Benedetto Po in treno, in quanto dispone di una stazione ferroviaria che la collega a molte città quali Ferrara, Parma, Vologna, Modena, Milano, Cremona, Padova e Verona.

In aereo: l’ aeroporto più vicino è quello di Verona, che dista circa 50 km da San Benedetto Po. Dall’aeroporto parte il bus navetta che collega alla stazione ferroviaria di Verona, dove è poi possibile prendere il treno per San Benedetto PO.

In autobus: San Benedetto Po è collegata a Mantova grazie alla rete autobus Apam. Per info su orari e costo dei biglietti vi rimandiamo al sito ufficiale Apam.

Interno della chiesa di San Benedetto Po